
LA NUOVA MUSICA SICILIANA ❤️💛🎶
Alessandro D’Andrea Calandra
Cantautore e storyteller la cui ricerca ruota attorno alla memoria, ai paesaggi simbolici della Sicilia e alla parola come strumento identitario.
La sua musica intreccia folk mediterraneo, suggestioni letterarie e atmosfere intime o epiche, mantenendo un forte legame con Agrigento e la cultura della sua Isola.
Le canzoni di Alessandro D’Andrea Calandra ruotano attorno a un nucleo molto preciso: la Sicilia come luogo dell’anima, la memoria, il viaggio interiore e l’intreccio fra storia, mito e quotidiano.
Identità, radici, paesaggi emotivi e figure simboliche della cultura siciliana, filtrati attraverso una sensibilità narrativa e poetica.
La Sicilia non è solo sfondo, ma organismo vivo: infanzia, racconti familiari, i luoghi diventano materia poetica.
Mare, vento, luce, città antiche, quartieri popolari, strade di pietra: elementi naturali e urbani diventano simboli emotivi.
Federico II, l’arabo‑normanno, la tradizione popolare, le fiabe, i santi, le leggende: tutto si intreccia con il presente.
Le canzoni raccontano un cammino: crescita, perdita, ritorno, riconciliazione.
Personaggi, luoghi, scene, dialoghi interiori, toni sospesi, nostalgici, a volte epici, sempre legati alla parola come strumento identitario.
Nebbia, vento, tramonti, luci notturne: ricorrenze che costruiscono un immaginario coerente.
Pop europeo, folk mediterraneo, nuances berbere, soluzioni orchestrali: archi, tappeti sonori, atmosfere da racconto cinematografico
Centralità della parola nei testi costruiti come poesie narrative.
Dialogo tra passato e presente: la storia siciliana come specchio dell’identità contemporanea.
Cresciuto ad Agrigento, Alessandro sviluppa presto un rapporto profondo con la tradizione popolare, i racconti familiari e la stratificazione culturale dell’Isola.
Tra Palermo e il Nord Italia consolida la sua formazione artistica, integrando scrittura poetica, ricerca storica e musica d’autore.
Scoprite il percorso artistico che mi ha portato fino qui, le mie influenze e le tappe fondamentali della mia carriera di cantautore.
“Tra mare e campagna”, nella sua Canicattì, c’è un bambino al quale la vita sorride. È il beato giudice Rosario Angelo Livatino, assassinato dalla criminalità organizzata il 21 settembre del 1990. Il cantautore Alessandro D’Andrea Calandra ricorda la tragedia del magistrato, simbolo dell’integrità morale dei siciliani migliori. Un uomo del nostro tempo. Se non fosse stato ucciso, oggi sarebbe ancora in servizio.
“Tra ‘u mari e li campagni” evoca i luoghi dell’entroterra agrigentino.
Colori, odori, sapori che si avvicinano alle sensazioni che certamente ha provato il giudice Livatino nell’infanzia. Soavi e aspri, com’è stata la sua vita.
Tra ‘u mari e li campagni, in ricordo del giudice Livatino
Una straordinaria composizione poetica di Alessandro D’Andrea Calandra, con la volontà di evidenziare il terribile sacrilegio che si compie quando una vita viene spezzata. Un brano accorato, nel quale l’attenzione concentrata sul piccolo Rosario rende ancora più evidente l’empietà. Quando il sentimento puro di giustizia è stato profanato dalle persone peggiori della dilaniata eppure meravigliosa Sicilia.
“Ho sempre sentito l’esigenza di ricordare questo nostro fratello, questo giovane uomo che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente”, spiega l’artista. “Mio zio era il titolare del ristorante nei pressi del vecchio tribunale di Agrigento, dove Rosario pranzava tutti i giorni. Di lui mi colpiva la serenità nello sguardo e la pacatezza nei modi e nel parlare”.
Morto ammazzato per mano di quattro sicari sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta, il giudice siciliano viene proclamato beato il 9 maggio 2021. Alle parole e alla musica di Alessandro D’Andrea Calandra il compito di tenere vivida l’immagine, di onorare i figli migliori della sua terra. Benedetta e maledetta allo stesso tempo: “Rosario Angelo Livatino è la sua fede. In Dio e nella giustizia divina, laddove la giustizia degli umani non può entrare”.
La musica può farsi strumento di memoria, radici e messaggi di giustizia. Ne è testimonianza il nuovo percorso di Alessandro D’Andrea Calandra, cantautore originario di Agrigento e da anni residente in Veneto.
Ingegnere meccanico e formatore, ha intrapreso da poco la carriera discografica: nel 2024 ha debuttato con “Sicilia vacanti”, un album etno‑folk interamente in lingua siciliana, concepito per mantenere vivo il legame con la cultura della sua terra.
Oggi il suo cammino artistico si arricchisce di un capitolo intenso e dal forte impatto emotivo: una composizione dedicata a Don Pino Puglisi, intitolata “Nun lu faciti chiù". Il testo, scritto in un siciliano evocativo e tagliente, oscilla tra la preghiera che consola e un severo monito.
L’incipit contrappone immagini di quiete all’oscurità e al freddo: “Dormi ca stu scuru di Paci s’adduma”, “Dormi ca sta notti ti trasi nell’Anima”. Ma è alla luce del giorno che, secondo l’autore, “li diavuli” impongono la loro versione dei fatti, spacciando per “onore” ciò che non è che menzogna: “Ca chistu è l’unùri / Ma sunnu farfantarìi!”.
Il brano culmina nel ritornello che ne dà il titolo, un accorato e perentorio invito a fermarsi: “Ma nun lu faciti chiù!”, ricordando che c’è sempre posto nella “Casa del Signore” per chi sceglie la via del vero onore.
Quartu Savona Quinnici è la canzone che il cantautore agrigentino Alessandro D'Andrea Calandra , dedica alla memoria della strage di Capaci; per non dimenticare, per guardare avanti e andare oltre la tragedia, evitando che si ripresenti in altre forme.
«Ho scritto questa canzone per onorare la memoria dei servitori della nostra Comunità civile.»
spiega l’Artista
«Un brano nel quale metto in evidenza la quotidianità fatta di piccole cose. Una camicia d’ordinanza giudicata poco adatta al clima caldo del maggio siciliano dalla mamma di un agente della scorta. Una giovane donna che si augura il marito possa tornare dal servizio in tempo per poter cenare con i loro bambini. La quotidianità che viene spezzata è la tragedia più grande e spesso la più sottovalutata e dimenticata. Nessuno potrà mai lenire il dolore dei familiari delle vittime. Ma di certo il silenzio allarga le ferite e questo, i siciliani perbene, non devono assolutamente permetterlo.»
Alle parole e alla musica di Alessandro D’Andrea Calandra il compito di tenere vivida l’immagine, di onorare i figli migliori di questa terra. La sua canzone vuole essere un tributo al dono estremo dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Un omaggio alla Memoria della Strage di Portella della Ginestra, profonda ferita nel cuore della Storia del nostro Paese.
Il Cantautore Agrigentino Alessandro D’Andrea Calandra pubblica “L’Urtimu Maju” (l’ultimo maggio), il nuovo singolo di uno straordinario talento made in Sicily.
Nel 1947, all’apertura del Secondo Dopoguerra, si tornava a celebrare il 1º maggio la Festa dei lavoratori.
A Portella della Ginestra, nel comune di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, migliaia di siciliani si radunarono per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte e per festeggiare la recente vittoria del Blocco del Popolo, l’alleanza tra i socialisti di Nenni e i comunisti di Togliatti.
Fu un Primo Maggio di sangue.
Nel pomeriggio di quel giorno, un commando di uomini armati, legati a gruppi mafiosi e ad alcuni esponenti della destra, aprì il fuoco sui manifestanti. Tragico il bilancio: undici morti e oltre trenta feriti.
Tra i caduti anche donne e bambini, vittime innocenti di un attacco
che non aveva alcuna giustificazione. La strage sembrò essere una reazione violenta alla crescente mobilitazione popolare che minacciava di destabilizzare gli equilibri di potere.
Il Cantautore Alessandro D’Andrea Calandra mette in musica e parole l’eccidio visto con gli occhi di uno dei sopravvissuti. Il contadino racconta i preparativi sin dal mattino:
“Canta gaddu ca sugnu viglianti
Lu tintu è ‘un ci aviri nenti”.
Quando barda gli asini per raggiungere il corteo insieme alla sua famiglia:
“Paru i sciccareddi
Oj parinu chiù beddi
Porta i picciliddi
Maju è cca pi’ d’iddi”.
Poi le raffiche di mitra e il deflagrare delle granate che, in un primo momento, la folla interpreta come fuochi d’artificio organizzati per la festosa occasione:
“Cu l’addumà sta gran maschiata?”.
Infine, la fuga e il silenzio per quell’ultimo maggio, in cui nemmeno i fanciulli sono stati risparmiati
“Currinu li sciccareddi
Chianginu li picciliddi
Càdinu”.
Alessandro D’Andrea Calandra, con il suo “L’Urtimu Maju”, vuole tenere viva la Memoria su quell’evento e onorare quanti persero la vita in nome della Libertà e della Giustizia sociale.
Finalista dell’edizione 2024 di Sanremo Trend e vincitore del Premio Napoli 2 Giugno come “Miglior brano inedito”, Alessandro D’Andrea Calandra pubblica “Danza saracina chista sira!”.
Estratto dal primo album intitolato “Sicilia vacanti”, vede la luce il nuovo singolo del cantautore agrigentino che firma testo e musica. Lo fa, come sempre, nel dialetto della sua terra rilanciando l’idioma della Trinacria. Una lingua potente, ricca, efficace, moderna, attuale, vivida.
Lo scenario è quello di una sontuosa Palermo, capitale dell’impero di Federico II.
Nella “Sala della fontana”, al palazzo della Zisa, è in corso una trascinante jam session: musicisti arabi e normanni intonano un canto di fratellanza.
L'imperatore Federico II di Svevia balla alla maniera degli orientali e non pensa affatto alle Crociate, come invece vorrebbe il Papa.
Secondo lo “Stupor mundi” non ha senso partire per il Medio Oriente, poiché “la vera Terrasanta è la Sicilia”, che sta vivendo un periodo d’oro.
Palermo è la città più importante d’Europa, il luogo dov’è cresciuto. Accanto alle numerose moschee sorgono chiese e sinagoghe. Angusti castelli medievali vengono impreziositi da giardini esotici, ricchi di palme e frutti di ogni forma e colore.
Qui coabitano in pace Siciliani, Saraceni, Normanni, Greci ed Ebrei. Immerso in questo mood, Alessandro D’Andrea Calandra trae ispirazione per comporre “Danza saracina chista sira!”.
Nel brano, dalle sonorità arabe, non manca l’oud, antenato del liuto e quindi della chitarra, e nemmeno il rebab, predecessore degli strumenti ad arco della nostra musica occidentale.
Il canto finale, “quando parte la musica abbiamo lo stesso padre e lo stesso Dio”, è ciò che l’Autore vuole rappresentare: una società dove le differenze arricchiscono la colonna sonora dell’esistenza di ognuno.
Un messaggio quanto mai attuale, visti i terribili fatti di politica internazionale che sono al centro del triste racconto del nostro tempo.
«Una lezione di civiltà, di umanità e fratellanza ci viene offerta da Federico II e dalla Palermo del XIII secolo.»
spiega l’Artista
«Una lezione che dobbiamo assolutamente recepire, se vogliamo affrontare in modo pacifico e costruttivo il presente. Faremo bene solo se riusciremo a ricordare che “quannu attacca ‘a musica semu tutti frati.”.»
Una Valle dei Templi insolitamente fiorita dai girasoli fa da incantevole scenario al nuovo singolo “Suli miu!”, la serenata folk dal sapore antico che il Cantautore Agrigentino Alessandro D’Andrea Calandra ha appena lanciato firmando testo e musica.
Alessandro ha scelto la lingua della sua terra di Sicilia: potente, ricca, efficace, vivida, attuale.
Con questa canzone narra di due girasoli che, dopo mille peripezie, riescono finalmente a incrociare i loro sguardi, scegliendo la luce dell’amore ai raggi del sole.
La metafora dell’incontro, dunque, con un messaggio che sovverte ogni regola e arriva dritto al cuore di chi lo ascolta.
Una fiorente produzione artistica ricercatamente in Lingua Siciliana, quella di Alessandro D’Andrea Calandra, che da sempre esplora e dà voce alla Storia, ai Personaggi, alle Leggende, ai Costumi della Sicilia.
“Suli miu!” ha in comune con i precedenti lavori quel caratteristico Sound che trae linfa dal Folk tradizionale siciliano e dagli ascolti che da sempre hanno accompagnato la formazione musicale di Alessandro D'Andrea Calandra:
Prog Rock (Genesis su tutti!), Cantautorato e tantissima Classica.

Alessandro D'Andrea Calandra
Alessandro D’Andrea Calandra è un cantautore siciliano che intreccia parola, memoria e paesaggio in un’unica trama emotiva.
Nato ad Agrigento e cresciuto tra Palermo e la Sicilia centro‑meridionale, porta nella sua musica l’eco dei venti mediterranei, delle città arabo‑normanne e delle storie che abitano l’isola da secoli.
La sua scrittura è un viaggio: unisce il cantautorato italiano alla tradizione orale, alla poesia narrativa e a un immaginario simbolico che oscilla tra mito, quotidiano e fiaba.
Le sue canzoni alternano intimità e visione, passando da atmosfere acustiche essenziali a soluzioni più cinematografiche, sempre guidate dalla centralità della parola.
Il Nuovo Folk Siciliano
Le canzoni di Alessandro D’Andrea Calandra ruotano attorno a un nucleo molto preciso: la Sicilia come luogo dell’anima, la memoria, il viaggio interiore e l’intreccio fra storia, mito e quotidiano.
Identità, radici, paesaggi emotivi e figure simboliche della cultura siciliana, filtrati attraverso una sensibilità narrativa e poetica.
La Sicilia non è solo sfondo, ma organismo vivo: infanzia, racconti familiari, i luoghi diventano materia poetica.
Mare, vento, luce, città antiche, quartieri popolari, strade di pietra: elementi naturali e urbani diventano simboli emotivi.
Federico II, l’arabo‑normanno, la tradizione popolare, le fiabe, i santi, le leggende: tutto si intreccia con il presente.
Le canzoni raccontano un cammino: crescita, perdita, ritorno, riconciliazione.
Personaggi, luoghi, scene, dialoghi interiori, toni sospesi, nostalgici, a volte epici, sempre legati alla parola come strumento identitario.
Nebbia, vento, tramonti, luci notturne: ricorrenze che costruiscono un immaginario coerente.
Pop europeo, folk mediterraneo, nuances berbere, soluzioni orchestrali: archi, tappeti sonori, atmosfere da racconto cinematografico
Centralità della parola nei testi costruiti come poesie narrative.
Dialogo tra passato e presente: la storia siciliana come specchio dell’identità contemporanea.
"Ogni brano è una scoperta, una narrazione che risuona nell'anima. Imperdibile per gli amanti della buona musica."
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